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*Rifiuto ed End of Waste – Un vuoto normativo

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*Rifiuto ed End of Waste – Un vuoto normativo

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Mentre in Europa i materiali che cessano di essere rifiuti sono beni che devono poter essere venduti nel mercato, in Italia esiste una situazione di stallo data da un vuoto normativo che rischia di essere paralizzante per aziende come Ecoplasteam.

Dal decreto Semplificazioni approvato a Dicembre 2018 erano state tolte le disposizioni più volte annunciate dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, sulle autorizzazioni degli impianti di riciclo. Si tratta dell’end of waste (fine del rifiuto), quella norma europea secondo la quale un rifiuto, se segue criteri precisi, quando viene riutilizzato in un nuovo ciclo produttivo perde lo status di rifiuto e diventa prodotto.

Oggi l’Italia ha normative specifiche solo per pochissimi prodotti, come per esempio gli pneumatici usati. Tutto il resto che viene riciclato resta rifiuto in aeternum, e alle norme del rifiuto resta vincolato.
La norma end of waste concepita dal ministero era stata tolta dal decreto Semplificazioni perché in questa versione non avrebbe semplificato nulla.

Le Regioni, attualmente, pur non condividendo la pronuncia del Consiglio di Stato, non rilasciano o rinnovano le autorizzazioni caso per caso per le attività di recupero e riciclo dei rifiuti.

Il testo dell’emendamento:
Firmatari i senatori Moronese, Nugnes, La Mura, L’Abbate, Mantero, Ortolani, Quarto, Gallicchio.
AS 981
Emendamento all’art. 1
Dopo il comma 431, aggiungere i seguenti:
«431-bis. “All’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il comma 5 sono aggiunti i seguenti commi:
“5-bis. Per ciascuna tipologia di rifiuto, fino alla data di entrata in vigore del relativo decreto di cui al comma 2, e comunque nel rispetto dei criteri generali dettati con il decreto di cui al comma 5-ter, i criteri specifici di cui al comma 1 possono essere stabiliti per il singolo caso, nel rispetto delle condizioni indicate nel comma 1, tramite autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 e delle disposizioni contenute nel titolo III-bis della parte seconda del presente decreto.
5-ter. Con decreto adottato ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 entro nove mesi dall’entrata in vigore della presente legge, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare individua i criteri generali, concernenti un elenco di rifiuti con indicazione dei relativi codici EER ai fini del rilascio delle autorizzazioni di cui al comma 5-bis, con particolare riferimento alle verifiche sui rifiuti in ingresso nell’impianto in cui si svolgono tali operazioni ed ai controlli da effettuare sugli oggetti e sulle sostanze che ne costituiscono il risultato.
431-ter. Fino all’entrata in vigore del decreto di cui all’art. 184-ter, comma 5-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le Autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209 e 211 e di quelle di cui al Titolo III-bis della parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, verificano, sulla base delle risultanze dell’attività di controllo del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente di cui alla legge 28 giugno 2016, n. 132, la conformità delle autorizzazioni già rilasciate, alla data di entrata in vigore della presente legge, alle condizioni di cui all’articolo 184-ter, comma 1, del medesimo decreto legislativo. A tali fini, si considerano non conformi le autorizzazioni in contrasto con le caratteristiche delle materie prime o dei prodotti ottenuti di cui alle norme tecniche generali per il recupero di materia dai rifiuti non pericolosi, di cui all’Allegato 1, Suballegato 1, del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 5 febbraio 1998, e con quelle relative al recupero di materia dai rifiuti pericolosi, di cui all’Allegato 1, Suballegato 1, del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 12 giugno 2002, n. 161, nonché con le disposizioni del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 17 novembre 2005, n. 269. Qualora le autorizzazioni rilasciate a norma degli articoli 208, 209 e 211 e del Titolo III bis della Parte Seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, riguardino attività di recupero non contemplate nei sopra citati decreti, ovvero le caratteristiche delle sostanze o dei prodotti ottenuti non siano conformi a quelle previste nei sopra citati decreti, la verifica di conformità è effettuata in relazione alle linee guida emanate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare da adottare, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge.
In caso di accertata difformità, le Autorità competenti richiedono al titolare dell’autorizzazione di effettuare le modifiche, le integrazioni o gli adeguamenti necessari, entro un termine non inferiore a 60 giorni. Ove la difformità sia tale da non consentire alcun adeguamento, ovvero in caso di mancata ottemperanza alle richieste di cui al precedente periodo, le Autorità competenti provvedono alla revoca dell’autorizzazione.
Il procedimento di riesame non costituisce motivo autonomo di sospensione dell’efficacia dell’autorizzazione.
431-quater. Al fine di rendere le autorizzazioni di cui ai commi 431-ter conformi al decreto di cui all’articolo 184-ter, comma 5-ter, del decreto legislativo n. 152 del 2006, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso i titolari delle autorizzazioni presentano alle Autorità competenti apposita istanza di aggiornamento.
431-quinquies. Al fine di rendere le autorizzazioni di cui al comma 431-ter conformi al decreto di cui all’articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006, relativo alla singola tipologia di rifiuto, entro 120 giorni dall’entrata in vigore del relativo decreto i titolari delle autorizzazioni presentano alle Autorità competenti apposita istanza di aggiornamento.
431-sexies. Al fine di assicurare lo svolgimento delle attività istruttorie concernenti l’adozione del decreto di cui al comma 431-ter e dei decreti di cui ai commi 2 e 5 -ter dell’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è autorizzato a individuare unità di personale pubblico, da collocare anche presso l’ufficio legislativo, con competenze di natura tecnico-scientifica o giuridica ed esperienze professionali adeguate alle esigenze istruttorie individuate, mediante comando, distacco, fuori ruolo o analoga posizione prevista dall’ordinamento di appartenenza, ai sensi dell’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, con trattamento economico a carico dell’Amministrazione di provenienza. In caso di assenza di professionalità idonee, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è autorizzato a stipulare contratti libero-professionali, anche presso l’ufficio legislativo, mediante procedura selettiva per titoli e colloquio, per il reperimento di personale, anche estraneo alla Pubblica amministrazione, in possesso delle competenze e delle esperienze professionali di cui al precedente periodo. Per le finalità di cui al presente comma è autorizzata la spesa di 200.000 euro annui per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023. Conseguentemente, alla Tabella A, voce Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono apportate le seguenti modificazioni:
2019: – 200.000
2020: – 200.000
2021: -200.000.

Testo dell’aggiornamento del 19 dicembre ore 16,30 – Scontro fra emendamenti.
Firmatari i senatori Briziarelli, Arrigoni, Zuliani, Cantù, Rivolta, Ferrero, Solinas.
Il testo:
Dopo il comma 431, aggiungere il seguente:
431-bis. “All’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il comma 5, è aggiunto il seguente comma:
5-bis “Fino alla data di entrata in vigore dei decreti di cui al comma 2 che stabiliscono i criteri di cessazione della qualifica del rifiuto per codici EER, i criteri specifici di cui al comma 1 sono stabiliti per il singolo caso tramite autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 nonché ai sensi delle disposizioni contenute nel titolo III-bis della parte seconda del presente decreto”.

FONTE: https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-12-17/rifiuti-rispunta-norma-azzoppa-riciclo-rischio-ricupero-182439.shtml?uuid=AEOkaN1G

 

Rispetto a quanto sopra, in attesa di una normativa esauriente, i termini rifiuto ed end of waste utilizzati da Ecoplasteam sono da considerarsi quale esplicativi dell’area di provenienza della materia utilizzata da Ecoplasteam per la generazione di Ecoallene e quale sinonimo di materiale.