Startup, arrivano i soldi dei Piani Individuali di Risparmio

Startup, arrivano i soldi dei Piani Individuali di Risparmio

Le speranze dell’hi-tech, a corto di venture capital stanno nei 450 milioni € della manovra finanziaria. L’emendamento dispone che il 3% della raccolta dei Pir (Piani individuali di risparmio) sia destinata al finanziamento delle piccole e piccolissime imprese al di fuori dei mercati regolamentati e dei sistemi multilaterali di negoziazione. Le startup, insomma. E visto che la raccolta dei Pir alla fine di quest’anno sarà verosimilmente di circa 15 miliardi, ecco che il 3% è pari grosso modo a 450 milioni. Nasce il venture capitalist di Stato, o perlomeno regolamentato dallo Stato, insomma? «Bisognerà vedere come si regoleranno i diversi gestori, ma almeno nelle premesse la svolta c’è, ed è molto positiva», commenta Francesco Caputo Nassetti, ceo della Swiss Merchant Corporation che ha investito (senza attendere i Pir) in diverse startup in Italia.

Su questo terreno affascinante e inesplorato si avventurano dunque i Pir. Uno strumento la cui missione è stata fin dall’inizio quella di finanziare le Pmi, che però di fatto ha subito l’estrema prudenza dei gestori.

Va anche detto che l’entusiasmo per i Pir sta raffreddandosi. Nel primo anno di operatività, il 2017, la raccolta è stata di 10,7 miliardi. Assogestioni – si legge in un rapporto Deloitte – rilevò già nei primi sei mesi il superamento dell’obiettivo del governo di 1,8 miliardi visto che ne furono raccolti 4,2. Poi è andata ragionevolmente bene per tutto l’anno e anche all’inizio del 2018 ma l’investitore italiano, lo sappiamo, è portato a disinvestire quando il mercato cala e a investire quando cresce, proprio il contrario di quanto dovrebbe avvenire. Non resta che sperare che non ne faccia le spese l’hi-tech.